Io invece continuo a non capire il tuo di punto, né mi è davvero chiaro se ora sei serio o se magari sei ancora in fase di sperimentazione. In ogni caso il rischio del contagio non è una discriminante a sé stante. Ammesso che nelle tue condizioni questo pericolo sia basso come lasci intendere (e ammesso che ci possiamo fidare del tuo giudizio), il paragone con la spesa regge comunque poco, perché nella valutazione del rischio la probabilità di contagio va commisurata al grado di necessità e inderogabilità dell'azione che ne comporterebbe l'incremento. Detto in soldoni: il giro alla Coop è giustificato, mentre le coccole si possono ampiamente rimandare. Sviare su questo punto non penso sia segno di elasticità mentale, e come hanno fatto notare anche altri il ragionamento sulla questione spetterebbe a chi di queste cose si occupa per mestiere, piuttosto che alla posta del cuore del Lupus. Mi permetto di aggiungere che il dolore non è un'attenuante rispetto alla violazione delle direttive. Tu sicuramente sei consapevole che le contromisure al contagio vengono calcolate, adottate e accettate sulla base dell'esposizione al patogeno – non del singolo, ma dell'intera comunità. Se in questa valutazione si introducono l'arbitrarietà e l'esperienza individuale come variabili, ne risente l'intera misura e si finisce probabilmente col vanificare il sacrificio a cui le migliaia di persone nella tua stessa situazione sono costrette da oltre un mese.