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The mirror of the black lupus 1 livello [VOTAZIONI]


Stecata

VOTAZIONE  

8 utenti hanno votato

  1. 1. Miglior Componimento

    • Capitolo 1: l’attacco
      2
    • LUPUS
      2
    • L'inganno del tempo
      4
  2. 2. Sviluppo del contest

    • Sequel
      4
    • Prequel
      0
    • Reebot
      0
    • Saga
      1
    • Spin-off
      3

Questo sondaggio è chiuso a nuovi voti


Messaggi raccomandati

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SI RINGRAZIANO TUTTI I PARTECIPANTI PER L'IMPEGNO MOSTRATO E PER AVER SVOLTO CORRETTAMENTE IL LAVORO ASSEGNATO

 

 

1) Verrà votato il miglior Componimento tramite sondaggio. Si invita a valutare ,aderenza e coerenza con la trama di base indicata, l'inserimento degli input assegnati e la possibilità che il testo dà nel costruire una continuità con prequel, sequel ,spin-off.

 

2)Verrà votato il miglior personaggio protagonista inserendola nel topic dopo aver votato.

 

3) Verrà votato il miglior personaggio non protagonista inserendola nel topic dopo aver votato.

 

4) Verrà votata la miglior ambientazione

 

5) Verrà messo al voto la modalità di sviluppo del contest , così da decidere insieme come approdare al livello2.

Si potrà scegliere fra:

-Sequel

-Prequel

-Reebot

-Saga

-Spin-off

BUONA LETTURA

 

 

Capitolo 1: l’attacco

“Vaffanculo, di nuovo contadino semplice”, mormorai tra me e me.
Perché mi sono iscritto alla partita? Sono carico di lavoro e vengo a perdere tempo qua! Ma poi che razza di tema è: gli orsi vanno in letargo?
L’ambientazione è desolata.
A distanza di qualche miglio a sud scorgo un bagliore verde uscire dal ghiaccio. Gli altri vedranno lo stesso guardando nella mia direzione. Se scruto bene anche nelle altre direzioni, posso notare altre sei luci, dello stesso colore, puntare il cielo.
Per mia fortuna siamo solo in otto e la partita durerà poco.
Un fischio dà il via alla partita.
Il bracciale elettronico che ho al polso si accende. Quattro icone appaiono sullo schermo del bracciale; ogni icona ha un simbolo diverso: un libro, per le regole; una fiamma, per la fase del rogo; una busta da lettere, per consegnare il proprio potere; infine una lapide, accessibile una volta morti.
Clicco sulla prima.
Si apre una finestra con l’intero regolamento della partita. Do una rapida lettura per rinfrescarmi la memoria.

Esco dalla cabina della mia barca.
“Certo che fa freschetto in Groenlandia.”, uno sbuffo di calore esce in contemporanea dalla mia bocca e dal naso.
Mi dirigo al timone.
Fatte le necessarie manovre, inizio a navigare tra i ghiacciai, dirigendomi verso il centro della mappa; incontro solo desolazione.
Dopo aver percorso tredici miglia, mi rendo conto di essere ad un passo dall’arrivo.
“Buongiorno a tutti!”. Sento un urlo provenire dalla barca alla mia sinistra. È la voce di Leon, uno dei veterani della Setta del Lupo Nero.
Lasco il fiocco per fermare la barca.
“Ciao a tutti e buona partita”, saluto con un accenno del capo.
“Veggente non mi sondare!” esordisce Superlol.
Ecco che ci risiamo.
Osservo le sue movenze mentre maneggia con le cime della sua barca.
Superlol è il fondatore di questa combriccola. Sono passati 22 anni dalla fondazione e lui, nonostante l’età, è ancora qui a giocare.
Ci sono tante leggende, se così le vogliamo chiamare, sul suo conto. Per dirne una, si porta ancora dietro il bastone. Ormai sono diventati amici per la pelle; un po’ come Tavoletta con Ed, Edd ed Eddy, un vecchio cartone animato per ragazzi degli anni 2000.
Mentre aspetto che qualcuno inizi a fare i soliti discorsi su come agire in partita, me ne sto seduto a poppa a fumare la mia sigaretta, rigorosamente elettronica.
Se ripenso che mi sono iscritto a questo forum grazie a Mariosan mi viene da ridere.
Conobbi Mariosan durante un corso Apple; ricordo ancora quella lezione in cui spiegavano come cambiare il nome del proprio MacBook. Lo chiamai Mia Khalifa, non credo sia necessario spiegare il perché.
Ora purtroppo Mariosan ha abbandonato il forum, era uno dei top player, nonostante venisse spesso preso in giro tramite nomignoli, come Pippasan, a causa del suo modo di giocare.
Tra un tiro di sigaretta e l’altro i discorsi sulla partita iniziano ad uscire.
Essendo io un buon ascoltatore, mi limito ad osservare le reazioni e i cambiamenti facciali.
Perché intromettermi in un discorso riguardante statistiche e probabilità? Non sarei in grado di gestirlo.

Sono passate circa due ore. Gli animi sono ancora calmi, il discorso sulla partita è finito, si è iniziato a parlare delle nostre quotidianità.
Qualcosa di interessante ogni tanto esce fuori.
L’ultimo discorso sensato che ho sentito in una partita era il dibattito riguardante l’anemia da carenza di ferro, a cui però sono estraneo.
All’improvviso le luci verdi che escono dalle nostre postazioni si spengono.
Sul braccialetto appare un codice, indecifrabile date le mie competenze.
Un segnale acustico, dal tono assordante, si ripercuote per tutta l’arena.
Nel giro di tre minuti si interrompe.
Siamo rimasti immobili per tutto il tempo, increduli di fronte a ciò che stava succedendo.
“Siamo fottuti…” l’esclamazione di Leon ci fece cambiare espressione, “un hacker è entrato nel nostro server!”.
“Provo a scollegarmi e vedo cosa riesco a fare, state tranquilli” le parole di Superlol sono calme, il che ci tranquillizza.
“No!” urla con voce salda Leon. “Non puoi scollegarti, siamo bloccati qua dentro, siamo obbligati a risolvere il problema dall’interno.”
Che bellezza. Proprio ciò di cui avevo bisogno.

Una voce metallica ci interrompe.
“Benvenuti nel mio gioco, cara Setta del Lupo Nero”.
“Che significa nel tuo gioco?” esordisco, interrompendo il mio silenzio che prolungava da tempo.
“Taci umano, a tempo debito conoscerai le regole”.
Umano? Siamo stati hackerati da alieni?
“Siete bloccati qui, umani.” La voce ricomincia a parlare.
“Avrete tre semplici regole da rispettare. Prima regola: continuerete a giocare come se nulla fosse successo. Seconda regola: ogni notte avrò il compito di far accadere tutto ciò che voglio e non avrete modo di impedirmelo. Terza regola: dovete sopravvivere se volete uscirne vivi.”
Dhuggy si fa bianca in volto per la paura.
“Non puoi trattenerci!” esclamo guardando il cielo, come se quella voce fosse sopra di noi.
“Che vogliate o no, da questo momento siete sotto il mio controllo.” La voce metallica ci incupisce sempre di più.
“Buona partita, umani.” un click pone fine alle parole della voce metallica e le luci verdi tornano a splendere.

 

INPUT

http://www.mapcrunch.com/p/65.737396_-37.221048_184.22_-5.55_0  https://it.m.wikiquote.org/wiki/Five_Nights_at_Freddy's:_Sister_Location#/random  https://m.wikihow.it/Cambiare-il-Nome-del-Tuo-MacBook

 

 

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LUPUS 

“Si, va beh, a sto punto cambiamo setting” Nick si stiracchiò , sbuffando annoiato e guardandosi intorno. La stanza era d’un grigio umido che dava depressione e i suoi capelli verde fluo, così in contrasto, facevano venir male agli occhi. 
Per tutta risposta Nicky, l’originale morosa dell’altrettanto originale Nick, si mise a sbuffare, bloccandosi poi immobile per qualche minuto. 
Intanto gli altri quattro del gruppo si stavano guardando intorno, preoccupati, ancora stufi e più che altro perplessi. Una di loro sobbalzò quando Nicky si mise a bestemmiare: a quanto pare non si riusciva a fare nessun setting. Nessuna modifica, nessuno stop, nessuna pausa. 
“…Bella merda” commentò GiAcquAr -un nickname come un altro, un’immagine trovata da qualche parte sul webbe - “..quindi siamo bloccati in questo postaccio putrido, e non riusciamo neanche a disattivare gli schermi” commentò l’ovvio, raggiungendo delle sedie blu a bande arancioni. Le fissò in silenzio qualche secondo: “..ma c’erano anche prima?”. Si grattò la nuca, scrollando il capo. Dopo un’alzata di spalle vi si lasciò cadere sopra, incrociando le gambe e appoggiando i piedi su un’altra lì davanti. 
“Io continuo a non riuscire a contattare il master” fece presente, sconsolata, BluKit - una gatta blu vagamente stilizzata. Saltò anche lei su una sedia, scrollando il muso “Non mi piace questa cosa. Non mi piace no. Secondo voi è un bug?” gli occhioni d’argento si posarono sugli altri, osservandoli ansiosa. 
“Henry, leva da lì i piedi e fammi sedere” Spiderwick si avvicinò alla sedia occupata dai piedi di GiAc., facendoglieli scivolare via con un colpo di natiche. Generico sbuffare, Nicky raggiunse il compagno poggiandogli il capo su una spalla e ottenendo leggeri grattini sul collo. A nessuno piaceva quella situazione, e man mano che il tempo passava le frasi diventavano sempre più laconiche, e le facce più angosciate. 
Bloccati lì, chissà dove, chissà perché. 
Avevano provato a disattivare il game, ma chi ci aveva provato si era immancabilmente ritrovato lì di nuovo in quella stanza grigia, dall’aspetto umido, con delle sedie ammassate. 
Slippy era l’unica che ancora non si era seduta, e si aggirava per quel cubo stretto tastando con cautela le pareti. Le sue zampe da coniglietta creavano continui contrasti di luce soffice sul cemento ruvido, ma dalla sua boccuccia tenera continuavano a uscire le peggio imprecazioni. 
Concluse le invettive con uno dei tanti sbuffi uditi fino a quel momento, ma mentre si stava già voltando per mettersi anche lei ad occupare una sedia, si bloccò di colpo. Qualche secondo di silenzio, mentre gli occhioni scuri si sgranavano: “Ehi! Ma qui c’è un corridoio!” indicò sulla destra, richiamando l’attenzione dei compagni. 
Invisibile a causa di un effetto ottico, lì su quella destra si apriva un corridoio oblungo. Tutti e sei si precipitarono a controllare. 
La pira che si alzava verso un buco del soffitto non preannunciava niente di buono. 
Un guaito leggero fu confuso in mezzo al vociare. 
Alla spicciolata tornarono alla sala principale. Le sedie si erano spostate in cerchio. 
La preoccupazione, ora, sfiorava il panico e galoppava sull’ansia. 
“Quindi..?”
“Quindi pensiamo al da farsi”. 
Nicky si stropicciò gli occhi, due occhioni azzurro acqua screziati nocciola in cui c’era il mondo intero, e si strinse a Nick. Lui prese a carezzarle una spalla. 
Silenzio, mormorii e tentativi e tanti dissensi. 

“E se per riuscire a sloggare, bisogna iniziare a giocare?”
Silenzio. Spiderwick si grattò una guancia da ondina (un’ondina dai capelli corti e dai tratti androgini)  prima di aggiungere “…E quindi ci si mangia e ci si roga?”

La domanda fece ammutolire tutti. 

“Avete fatto in tempo a leggere i ruoli, no?” incalzò ancora, alzandosi e dirigendosi verso l’apertura sul muro. Si sporse, occhieggiando la pira “…Blu, tu hai fatto il corso per l’antincendio, giusto?”
La gatta, interpellata, storse la bocca “Sì, per spegnerli gli incendi, non per accenderli. …E poi con cosa? Lo spirito santo?” grugnì, incrociando le braccia al petto. La coda prese ad agitarlesi, realmente felina, infastidita. 
Spiderwick tornò a sedersi, passandosi una mano tra i capelli azzurrini: “Li avete letti, allora?” tornò a chiedere. 
Assenso generale, ne’ convinto ne’ soddisfatto. “Non ci siamo tutti..” mormorò qualcuno, e di nuovo cenni d’assenso. 
GiAc si stropicciò il naso, e se lo sfregò ancora col palmo di una mano “Beh, l’unica è iniziare..” mugugnò; la Gatta Blu si mise a sbuffare, pronta a dire qualcosa, probabilmente sul fatto che appiccare incendi col nulla non è proprio fattibile, quando un gridolino di Nicky la frenò: al centro del cerchio di sedie era comparso un braciere, con svariati tizzoni che spuntavano verso l’esterno, pronti per essere afferrati ed usati contro qualcuno, o qualcosa. 
Il silenzio si fece denso, appiccicoso. 
“Quindi dobbiamo … ucciderci, per uscire di qui?” riassunto. 
Sedie presero a dondolare sotto corpi a disagio, inquieti, tanti occhi che si osservano, tensione compatta. 
“Penso di sì”. La risposta affermativa del Ragno cadde con un colpo di ascia, e lasciò esplodere una babele di teorie, commenti e paure, ma anche di battutine poco convinte. 
Si concluse in un nulla di fatto. 
Poi, di colpo, le luci si spensero. 
“Ehi!” proteste: non avevano attivato la partita, non avevano ancora deciso se giocare. 

Le luci si riaccesero. 
Slippy scattò verso un angolo della stanza a rigettare l’anima, la zampetta così in contrasto appoggiata sul grigio. 
Si raddrizzò, ripulendosi la bocca con l’avambraccio. Spiderwick era disgregato un po’ sulla sedia e un po’ per terra, e qualcosa di quel corpicino efebico era anche sparpagliato in giro per il pavimento. 
A GiAcquAr scappò una risata isterica; fu la sua condanna. 
In un’ondata di isteria collettiva che cresceva sempre più, tra accuse e urla fu sospinto verso la pira, e Blukit, quella che sapeva spegnere gli incendi, accese il rogo, lo sguardo pieno di follia. Il corpo avvampò con un lampo, l’odore della carne bruciata si disciolse intorno, strappò altri conati. 
Nicky era rimasta da sola, nella stanza grigia, raggomitolata quasi sotto una sedia. 
Quando la luce tornò a spegnersi, lei era ancora da sola, isolata dagli altri. 
Che sentirono il suo urlo spegnersi in un gorgoglìo liquido.

Ancora luce, e per quanto avessero provato a prepararsi, il sangue denso e carnoso riverso in giro li colse impreparati.

Nick stava in silenzio, sorreggendo parte del volto di Nicky in grembo, dal collo un pezzo di colonna vertebrale ciondola sgocciolando liquido scuro. 

“Siamo rimasti in tre” farfugliò Blukit, sbattendo le palpebre “dobbiamo ragionare.” Deglutì “… e capire se stiamo facendo la cosa giusta.. Cioè a … insomma..” inspirò, osservando i due cadaveri. “..Ci conosciamo, no? Dobbiamo capire… insomma. …Se così i giocatori torneranno liberi. NOI torneremo liberi” farfugliò. 
Slippy, ancora piantata dall’orrore della prima morte, dondolava sulla sedia. 
“Non abbiamo fatto l’unica cosa che c’era da fare” commentò piano, alzando il capo e guardando gli altri due. Solo la Gatta le ricambiò un’occhiata lunga, confusa, e la Coniglietta sospirò mogia. “…Non ci siamo tolti i visori”. 

Questa volta il silenzio fu strappato dall’ululato di rabbia del ragazzo, che con uno scatto si slanciò su Blu. 
Era una furia, e riusciva solo a urlare mentre, a pugni e strattoni, la trascinava verso la pira. 
“Tu la odiavi!” . L’accusa. 
Slippy a sua volta, dopo i primi, lunghissimi e troppo eterni secondi di spaesamento, provò a slanciarsi sul giovane, ma la sottile coniglietta antropomorfa fu scrollata di dosso in fretta. 
Con pochi gesti Nick lanciò Blukit nel rogo, che ancora l’olezzo di grasso e carne sbagliata e disciolta aleggiava intorno. 
E mentre l’ineluttabile luce si spegneva ancora una volta, gli occhioni della Gatta rimasero smarriti e sgranati sospesi nel corpo in fiamme, prima di sparire anch’essi nella cenere. 

Buio, inesorabile. Le lingue di fuoco si calmano, sottili. 
Il respiro affannato di Nick si placò, ma troppo in fretta. 
Lo strano rumore di lingua che passa su labbra. 
Un lupo, un coniglio. Un risolino acuto, isterico, della ragazza davanti al predatore. Arretra, incespica in una sedia che le finisce sotto i piedi. 
“…Sei il lupo?” voce tremula, più un’affermazione che una domanda
“Benvenuta..” fu la blanda risposta. 
Fuga precipitosa alla cieca. Un artiglio, uno sprizzo di sangue nero su uno sfondo altrettanto scuro. La ragazzina scappa, cerca di svegliarsi, non vuole finire a pezzi. 
Dita ferali sulle spalle, una strattonata, un precipitarsi consapevolmente verso il muro. Ci si schianta contro, spaccandosi la testa. 

Si raddrizza con uno scatto sulla poltroncina in stoffa blu. Annaspa, agita le braccia, cerca di inghiottire ossigeno. Riesce a togliersi il visore. Si guarda le braccia, sono livide. Una fitta ai lombi le fa scoprire di essere stata artigliata lì, ma non c’è sangue, non ci sono cicatrici, la canottiera rigata è intonsa. 
Intorno la stanza è ancora buia, ma l’aria sa di fresco, da un qualche fuori c’è un rumore placido, e ritagli di luce soffusa si fanno man mano largo a contornare gli oggetti della stanza. 
La sua stanza. 
Sbatte le palpebre, passa un braccio ad asciugarsi il sudore sugli occhi.
No, non è proprio la sua stanza. È più vuota, più piccola, non c’è il letto. Incerta si rialza, lasciando ricadere il visore lasciandolo ciondolare dietro la schiena, muovendosi per provare a prendere confidenza con quel Qui e ora. Ci sono piccoli particolari conosciuti che l’osservano e la tranquillizzano.  Deglutisce, prende il bicchiere di aranciata sulla scrivania. L’assaggia, scoprendola ormai calda e sgassata. La finisce, osservando nella penombra il bicchiere colorato, infantile. Forse può permettersi di calmare il batticuore. “…Quanto tempo è passato?” domanda, sperando di non sentir nessuna risposta aliena. 
A tentoni trova la sveglia, e se l’avvicina al naso per poter vedere le lancette: 11.11. 
La riappoggia, inquadra finalmente il rettangolo della porta.
L’apre, avanzando. 

I piedi sprofondano su sabbia bianca ed evitano roccia d’un accogliente color biscotto. Davanti, l’immenso oceano turchese sotto un cielo disegnato, un venticello leggero. 
Basita avanza liberandosi dai bracciali di controllo che ricadono molli sulla rena. Il caldo perfetto le asciuga il sudore salato, il frinire di uccelli sconosciuti la rintrona. 
Si volta, dietro di lei un cubo ardesia in mattoni, troppo piccolo per contenere la stanza dove si trovava pochi secondi prima. 

Rientra, sedendosi sulla poltroncina, rimanendo a osservare il Paradiso fuori.  

INPUT

http://www.mapcrunch.com/p/-5.263138_71.751441_305.17_-15.25_0 https://it.m.wikiquote.org/wiki/I_Origins#/random https://m.wikihow.it/Prevenire-un-Incendio-Domestico 

 

 

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L'inganno del tempo

Quanto dura veramente un minuto?
Si dice che le anime più irrequiete del secolo scorso amassero trovare confronto (e quindi tormentarsi) dietro a quesiti filosofici analoghi, varcando di tanto in tanto lo stretto confine tra l'assurdo della metafisica e una banale rissa nel bar più squallido del vicinato. Per anagrafica e temperamento, Marvin Godofski era quanto di più lontano potesse rientrare nel succitato girone di nevrotici alcolizzati: prima che la monotonia dell'isolamento cognitivo lo costringesse ad affrontare per la prima volta l'argomento, i microfilamenti di grafene nel suo cranio proteggevano la mente più pragmatica e concreta che quella stanza istigatrice e dannata potesse reclamare. 
"Come si può ingannare il tempo?".
I trentottomilaottocentosettantanove sessantasecondi trascorsi in uno stato di totale deprivazione sensoriale non gli furono di particolare aiuto nel formulare una risposta univoca a questa domanda. Scoprì che i labirinti della retorica erano in grado di ricondurlo a un piacevole stato di smarrimento. "Forse" - raccontò a sé stesso, quasi a volersi giustificare - "la mente più annoiata tende a cospirare e tramare contro sé stessa, anche a costo di tradire le sue più rigide convinzioni". Sul finire dell'ottavo giorno concluse che il tempo - nel mondo reale o su Syncroom - era nient'altro che un inganno, e che tentare di truffarlo sarebbe valso quanto rubare al principe dei ladri o piangere davanti a un neonato. Ripensò al secondo minuto più lungo della sua vita syncroomica: l'istante (si fa per dire) del suo primo bacio virtuale avvenne in una stanza pubblica renderizzata sulla base del Giardino Cinese di Singapore Est. La passione si estinse velocemente. Sedici mesi prima di venire intrappolato in una stanza da gioco come conseguenza dell'infrazione commessa da Tuberol, non immaginava che avrebbe rimpianto la sensazione di vuoto che seguì la loro rottura.

Sordocecità, ageusia, anosmia e ipoestesia. Privati di qualsivoglia impulso esterno, avevano scontato solo quattro dei ventisette giorni previsti dalla "pena detentiva" quando anche al tredicesimo dei quattordici iscritti non restò altra soluzione che agognare la pazzia. Ciò che quasi tutti ignoravano è che lo scopo originario dell'isolamento cognitivo era di condurre la vittima sull'orlo dell'alienazione mentale, ma senza mai concederle l'agognato tuffo finale nella demenza irreversibile, l'estremo antidoto contro la desolazione della solitudine gentilmente concesso da madre natura. 

"E se non fosse una cazzata? Mi sembra di aver letto di un'inchiesta su metodi di tortura simili. L'esercito cinese ormai può fare quel che vuole.. " - Burkae tentò di avvertirli ben ventisette giorni prima che finisse il supplizio. O sessanta secondi prima, a seconda della prospettiva. 
"Ah, e il tuo esercito pensi si farebbe tanti problemi invece? Ce l'hai coi cinesi per caso?" sbottò Salvia. 
"Sentite, il punto è che a me sembra piuttosto inequivocabile. Al punto tredici dice che se qualcuno rivela il proprio ruolo, finiamo tutti in isolamento per un minuto" - aggiunse indicando il pannello olografico che volteggiava sopra il gruppo. La stanza era avvolta nel buio. Si trattava di una versione vanilla: niente ambientazioni, texture o items. La stanza privata più economica tra quelle pensate per gli utenti più avanzati. Il loro carceriere era più minimalista di un intelligenza artificiale programmata a immagine Frank Stella. Le scritte bianche su sfondo nero erano l'unica fonte luminosa della stanza. Non fosse per le voci sintetizzate, persino distinguere i presenti l'uno dall'altro sarebbe stato difficile. 
- "Ah ok. Allora diamo pure corda al pezzo di merda che ci ha bloccati in questo buco di culo." SleepyHellen era solita contestare qualsiasi cosa uscisse dalla curva vocale di Burkae. 
- "Sono serio. Voi non capite in che merda ci siamo cacciati. È una stanza privata!" - Rispose. 
- "E questo che significa?" Il tono perplesso di Salvia nascondeva a stento una nota di biasimo.
- Solo che il disagiato che l'ha creata può tranquillamente ignorare gli aggiornamenti di sicurezza imposti da Syncroom, e magari riprogrammarci sopra il suo sistema operativo personale. Come minimo quel poco che rimane del codice originale risale al '34" - continuò Marv. Nel codice sorgente della stanza aveva notato un noto easter-egg presente nelle prime versioni di Syncroom: "Sia maledetto chiunque utilizzi questa stanza in modo peccaminoso e che la sifilide affligga chiunque ne modifichi il contenuto". Marvin ne colse immediatamente l'ironia, ma non se ne curò oltre.
- Quindi è per questo che siamo bloccati? Ha disattivato i parametri del logout? - chiese Darthonyx.
- Penso li abbia sovrascritti, per la precisione. Ma sì... il succo del discorso è che ci tiene per le palle - confermò MarV.
- "Bell'idea subaffittare una stanza privata dal DeepSync. Complimenti a Dazoon". Darth aveva il vizio di individuare dei capri espiatori nei momenti di tensione. L'idea era di stemperare gli animi, ma ovviamente otteneva l'esatto opposto.
- "Non ho potuto subaffittare nulla dato che 'qualcuno' si è rifiutato di versare la sua quota per tenere attiva la vecchia room. Ho trovato il link e l'ho condiviso. A che stavi pensando dieci minuti fa mentre te lo spiegavo per la seconda volta?". Anche la pazienza di Dazoon aveva un limite.
- "A Sachsenspiegel. Sai che fine ha fatto? È stato lui a girarmi il link ma non lo vedo qui dentro. Magari 'sto scherzo è opera sua"
- "Dubito. Quello sa a malapena connettersi in modalità bridge."
- "Sentite, giochiamo la partita e basta. Eravamo qui per questo, no? Vedo un invisibile connesso, probabilmente è l'amministratore della stanza. Se stiamo al gioco e finiamo la partita penso che riabiliterà i logout". Dopo negazione e rabbia, SeaData sembrava essere appena entrato nella fase della trattativa. 
- "Per quanto ne so potresti essere proprio tu l'admin della stanza. Gli amministratori perdono i poteri se entrano in modalità invisibile. Non sarò un'esperta ma so che questo vale anche per le stanze di dieci anni fa. Io non la gioco manco per il cazzo" - obbiettò Domo. La diplomazia non era il suo forte.
- "Se Marvin dice il vero lo stronzone ha il pieno controllo dei nostri sistemi di percezione. È praticamente una divinità qui dentro. Assecondiamolo e basta" - ritentò Burkae.
- "Io invece concordo con Domo. Se ci dichiariamo tutti la partita non può proseguire. Mal che vada staremo in isolamento per un minuto". Tuberol sembrava avere sempre la soluzione ad ogni problema. Convinzione piuttosto comune tra le fonti primaria di guai.
- Vai prima tu allora..."

 

Ventisette giorni e ventitré secondi dopo, MarV fu il primo a interrompere il silenzio successivo al minuto di isolamento cognitivo. Come tutti gli altri condannati, allo scadere dei primi sessanta secondi di deprivazione sensoriale, anche lui fu colto dal dubbio che il carceriere avesse mentito sulla durata della pena d'infrazione.
Dopo essersi lasciato pervadere dal panico per qualche decina di minuti, venne colto improvvisamente da un sospetto ancora più sinistro. "E se il carceriere fosse in grado di alterare la nostra percezione del tempo?"- pensò. 

"Non è l'utente invisibile. Su una cosa aveva ragione Domo: l'admin è tra di noi". Intrappolato nella sua stessa mente, Marvin aveva atteso oltre tre settimane prima di poter condividere con gli altri questa conclusione. Sapeva già come riassumere i passaggi della sua deduzione e aiutarli a capire: se oltre ai cinque sensi il carceriere è in grado di manipolare anche la percezione dello spazio-tempo, allora l'amministratore deve necessariamente trovarsi all'interno della stanza. Sono parametri configurabili solo dall'interno, e solo da un admin attivo. Certo, senza qualche nozione avanzata di architettura virtuale gli altri prigionieri avrebbero avuto difficoltà nel seguire il suo ragionamento. Lo aveva previsto. Ciò che però MarV non seppe anticipare durante il minuto più lungo della sua vita, erano le reazioni di orrore e disgusto nei volti increduli degli altri detenuti. Per molti di loro quel minuto di isolamento rappresentava un incubo difficilmente sormontabile. La flebile luce dei pannelli olografici e il respiro delle altre persone non erano più dei tasselli virtuali ricostruiti partendo da meri ricordi, ma delle esperienze vivide e paragonabili al primo boccone d'aria inalato da un neonato. Con quale sangue freddo osava tornare a giocare al detective come se nulla fosse? 
Mar dovette aspettare almeno trenta secondi prima di notare il nuovo ruolo che il sistema gli aveva assegnato. Sessanta prima di ottenere finalmente conferma verbale delle facoltà cognitive sopravvissute negli altri prigionieri. 
Ma quanto dura davvero un minuto?

 

INPUT

http://www.mapcrunch.com/p/1.339705_103.728408_302.98_-4.04_0  https://it.m.wikiquote.org/wiki/Eike_von_Repgow#/random https://m.wikihow.it/Baciare-in-Pubblico

 

 

 

 

Modificato da Stecata
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  • 3 settimane dopo...
On 22/7/2019 alle 19:28, Matt4 ha detto:

io leggerò e voterò tra qualche giorno

 

E infatti...

 

Comunque bravi tutti

kad, sei un mostro...bravissimo, ma non c'è bisogno che lo dico, visto che mi trovo sempre a votare per lui ad ogni contest letterario, che io lo voglia o meno

sapia ha dipinto perfettamente la sua visione del gioco del lupus :asd: il finale mi ha lasciato incuriosito :O 

bucche, mi sei piaciuto..Ho amato l'ingresso in scena di SuperLol <3 e mi ha messo tristezza immaginare il lupus senza mariolino

 

Ho votato la prima, ma bravi tutti..E ho votato per il sequel

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Personaggio secondario: Superlol

Personaggio principale: Marvin

Ambientazione: la terza

Componimento: il secondo 

Sviluppo: spin off (possibilmente su Superlol e le leggende che aleggiano sulla sua figura). 

 

Bellissimi tutti e tre comunque. Complimenti davvero. Scritti tutti bene e in modo ironico. 

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comunque, più rileggo il mio, più senza la divisione in paragrafi non si capisce una ciola <.<

 

Dunque:

 

 personaggio protagonista: il protagonista del 1° racconto

 

 miglior personaggio non protagonista: Leon della prima, perchè secondo me è colpa sua

 

miglior ambientazione: la prima, ovvio. E mi iscrivo anche alla partita, con quel titolo <3

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CONTEST CHIUSO

VINCE IL MIGLIOR COMPONIMENTO : L'inganno del tempo , scritto d@kado'

VINCE COME MIGLIOR PROTAGONISTA : Marvin

VINCONO A PARI MERITO COME PERSONAGGI SECONDARI: Superlol,Leon,Burkar,la coniglietta del secondo racconto XD

VINCONO COME MIGLIOR AMBIENTAZIONE: L'inganno del tempo @kado' e L'attacco @Bucche

SI E' SCELTO TRAMITE VOTAZIONE CHE LA CONTINUAZIONE SARA' UN SEQUEL

 

LA SECONDA PARTE E' PREVISTA PER L'ULTIMA SETTIMANA DI SETTEMBRE.

Si accettano aiutanti e volontari per il proseguimento del contest!

 

Un sentito ringraziamento a @kado' @Bucche e @Sapia e a tutti i votanti.

 

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