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absolute

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  1. Distopico non vuol dire cyberpunk, ma quasi tutti i cyberpunk sono distopici. La Svastica sul Sole è una ucronia, ad esempio. Quindi in realtà non li metterei nella stessa categoria. La Fondazione di sicuro ha fatto scuola. Non ha nulla a che vedere col cyberpunk però. Aprirei una discussione a parte. Non saprei, io ho iniziato da un libro a caso e mi è andata bene. Considera che Gibson si è evoluto tanto anche in base all'epoca in cui scriveva. I primi romanzi possono risultare un po' più ostici, mentre gli ultimi sono certamente più attuali e ricercati. Io l'ho conosciuto col ciclo di Bigend e mi ha conquistato col primo: Pattern Recognition (L'Accademia dei Sogni, non so perché hanno sempre stravolto i titoli dei romanzi, anche perché il titolo dell'originale è sempre il titolo di un capitolo del libro e in italiano scelgono sempre un altro capitolo, valli a capire...). Però io ritengo convenga sempre iniziare dal primo libro in ordine cronologico, quindi direi Neuromante. Molto interessante infatti, io ho letto tutto tranne i prequel, ma onestamente non mi ha fatto impazzire, non quanto il cyberpunk, almeno. Io parlavo del film di animazione, purtroppo il film con Scarlett Johansson è men che mediocre e dimentico sempre che l'abbiano fatto.
  2. Parlandone su telegram è venuto fuori il discorso con @Marco1306 e visto che potrebbe interessare anche ad altri ho pensato di aprire una discussione così da dare spunto di conversazione. A breve dovrebbe uscire The Peripheral, una serie tv basata sull'omonimo romanzo di William Gibson. Non voglio qui parlare della serie, spero che ci sarà prossimamente una discussione apposita, ma parto da questo per parlarvi di questo scritto: Autore di Neuromante, romanzo del 1984, viene identificato spesso come uno dei fondatori del genere letterario cyberpunk. In Neuromante ipotizzava un futuro all'epoca molto visionario, ma che dopo quasi quarant'anni inizia già ad essere considerato meno fantascientifico di quanto si pensasse. Cito sempre il fatto che abbia introdotto diversi elementi palesemente ripresi in Matrix, tra cui una realtà virtuale alternativa a cui potessero collegarsi gli esseri umani tramite un collegamento cablato al cervello e così via. Il cyberpunk pone le sue basi sulla tecnologia e la società, esplorando i possibili sviluppi di un'evoluzione simbiotica tra i due. Ovviamente è un genere che porta ad ambientazioni futuristiche e quasi sempre distopiche. L'ambientazione è spesso urbana, di degrado, inquinata, con elementi citati spesso. Si passa quindi da una città sullo stile della Los Angeles di Blade Runner, ad accessori tipo i caratteristici "mirror glasses", gli occhiali a specchio, tipo quelli di Neo, Morpheus in Matrix, e così via. Spesso è presente l'Asia, particolarmente il Giappone e la delinquenza, come la Yakuza. E ovviamente è sempre presente la tecnologia e come questa ha influito sulla società nel futuro (distopico) in cui ci si trova. Quasi sempre si concentra su una società cibernetica (da cui il nome) dove l'informatica e i computer sono oramai parte integrante della realtà tanto che spesso si hanno androidi o comunque persone con corpi interamente o parzialmente robotici. Una tematica che a me affascina è quella della realtà virtuale (tipo Matrix) insieme a quella in cui si affrontano tematiche sulla natura degli umani e di ciò che spesso viene definito "anima". Se un cervello umano fosse interamente digitalizzato e posto all'interno di un mezzo artificiale, questi potrebbe essere definito comunque un essere umano o qualcosa non si riuscirebbe a trasferirlo? Se fosse possibile fare tutto ciò, cosa distinguerebbe una copia o un essere generato interamente a tavolino da un essere umano? Un'intelligenza artificale potrebbe mai essere considerato un individuo senziente? Su questo tema una delle opere che più mi hanno colpito è il film di animazione Ghost in the Shell (lo spirito nel guscio, ovvero, l'anima dentro un corpo cibernetico) che affronta proprio questo dilemma filosofico. Se a qualcuno interessa aprirei una discussione a parte, però. Tornando a William Gibson, invece, è un autore che ha spaziato molto, anche all'interno del genere cyberpunk. Generalmente scrive romanzi strutturati in trilogie. Trilogie più concettuali che narrative, sono ambientate nello stesso universo narrativo, a volte ci sono personaggi ricorrenti, ma sono tutti romanzi a sé stanti e autoconclusivi. La prima trilogia, detta dello Sprawl (l'agglomerato, ovvero quello che oggi è definita come città diffusa, in cui le città si allargano inglobando aree sempre più vaste e in maniera disordinata) per l'ambientazione. La serie di cui parlavo prima fa parte del ciclo Jackpot, iniziato proprio con The Peripheral, è uscito anche il secondo romanzo Agency (che non ho ancora letto) e penso che poi uscirà un terzo e ultimo romanzo che concluderà il ciclo (non nel senso che chiuderà una storia, perché in realtà come dicevo sono ideologicamente collegati ma sono tutte storie a sé). Metto sotto spoiler l'idea di base di The Peripheral, non sono veri spoiler di trama, ma solo sull'ambientazione (in pratica dico meno di quanto sia presente nella quarta di copertina), ma secondo me affrontare il romanzo senza saperne nulla è ancora più avvincente, quindi magari vorrete evitare di leggere lo spoiler (il povero Marco se l'è già beccato a tradimento, mi spiace). Anche perché di base è un probabile spoiler della serie tv. Poi in realtà la mia conoscenza del cyberpunk si ferma qui, rivelandosi molto limitata, infatti approfitto di questa discussione per vedere se magari c'è qualcuno che possa aiutare me ad approfondire. Altri autori che ho letto sono Bruce Sterling (che ha proprio scritto insieme a Gibson e viene considerato il secondo padre del cyberpunk). Ho letto l'interessantissimo Snow Crash di Neal Stephenson. Libro molto interessante anche se piuttosto pesante perché l'autore è un folle che si lascia trascinare nell'approfondire tematiche arrivando a inserire saggi di antropologia/sociologia/crittografia all'interno di un romanzo di azione fantascienza. E mi sono lasciato abbindolare dalla trilogia di Takeshi Kovacs (tre romanzi con lo stesso protagonista) di Richard Morgan di cui è stata fatta una serie tv (Altered Carbon), ma in realtà è una serie più di azione dove la tematica cyberpunk è quasi marginale. Insomma, è un genere che mi affascina e che mi piacerebbe approfondire di più, ho provato a dare qualche spunto, spero di trovare altri appassionati che possano darmi ulteriori spunti. Anche magari correggendo imprecisioni che potrei aver scritto.
  3. Il romanzo stato scritto tra il 1925 e il 1937 compresi? @Bucche Avrei preferito "pubblicato" anziché "scritto", ma oramai continuiamo così.
  4. Bene. Mi sa che manco solo io e, forse Scare? Tra due minuti faccio la domanda.
  5. Sì, dai, meglio fare domande di cui non siamo convintissimi che perderle.
  6. Se piace a tutti l'idea della data ok. Il punto è che poi ci rimangono cinque domande per capire il romanzo sapendo solo il quinquennio in cui è stato pubblicato.
  7. Sceglierei una delle tre cose e farei tutte e tre le domande per restringere sullo stesso ambito.
  8. A meno di avere una lista completa di tutte le opere divise per anno e poter stimare una suddivisione equa, direi che dividere il periodo in due rimane la strada più sicura. Quindi andrebbe bene 1925. Comunque non capisco perché uno deve avvelenarsi per un gioco. Ci vogliamo divertire, non ha senso prendersela. Io mi metto la sveglia per non dimenticarmi domani. Il termine sono le 11 di sabato. Direi di aggiornarci al più tardi per le 10 e fare le ultime domande. Se qualcuno vuole farla stasera c'è l'ipotesi anno (prima o dopo 1925). Altrimenti vediamo se qualcuno ha idee migliori.
  9. Solo i lupi parlano del veggente. Comunque qualunque commento di questo genere rimandalo a fine partita. Detto ciò, alla luce degli ultimi sviluppi direi che bisogna decidere come procedere. A questo punto possiamo decidere se tornare sull'anno di pubblicazione. Oppure possiamo cercare informazioni sull'autore. Oppure sul genere. Io personalmente proverei prima a restringere sull'anno. Però anche sulla provenienza dell'autore aiuterebbe. Non andrei sul contenuto del romanzo perché al momento mi sembra vago. Anche perché se fosse di guerra non escluderebbe la storia d'amore e vice versa (ci sono romanzi con storie d'amore ambientati durante la guerra).
  10. Per me si può anche chiedere se è il titolo di un romanzo, a questo punto. Diciamo che le probabilità sono sulla scelta più banale a questo punto. Comunque tecnicamente se il titolo fosse, tanto per fare un esempio generico, Amleto, la domanda "è il titolo?" o "è parte dell'opera" sarebbero entrambe positive, visto che all'interno di Amleto compare anche il nome/parola Amleto. Così anche per altri mille casi. Comunque immagino che, appunto, Bucche avrebbe accettato parti di opera inteso come "Nel Mezzo del Cammin di Nostra Vita" perché è, appunto, una frase famosissima, altrimenti tanto valeva darci mille domande.
  11. Ci vuole anche un po' di intraprendenza. Se vi convince e ne abbiamo già parlato agite. A me non convince del tutto ma ci può stare.
  12. Scusate, sono in giro e non riesco a seguire. Comunque sparare tre autori mi sembra assurdo. Già ci è andata bene una volta col periodo non rischierei ancora. Andrei sulla prosa o poesia.
  13. No, l'opera originale The Lord of the Rings è in inglese, scusa. Comunque io sceglierei una data spartiacque e chiediamo prima o dopo. 1800 come vi sembra?
  14. Concordo con Scarecrow, il programma scolastico è troppo vago come riferimento. Perfetto. Quindi opera italiana. Ma siamo in otto e mancano solo sei domande? In tal caso direi di fare massimo due domande per determinare l'anno di pubblicazione. Potremmo dividere prima e dopo 1800 e poi individuare il secolo. Che dite?
  15. Allora, facciamo ordine. La prima domanda è sempre più difficile perché in qualche modo detta anche quelle successive. Come dicevo, conviene metterci d'accordo sul fatto che si proceda sul restringere il campo o sull'autore o sull'opera stessa. Eviterei domande del tipo "è uomo/è donna" sia perché statisticamente le autrici sono molte meno degli autori (e quindi non escludiamo 50/50) sia perché non sappiamo neanche se è un'opera a più mani o di autore ignoto. La nazionalità già potrebbe andare, anche se rientra nei casi limite detti prima (se non si sa chi è l'autore o se sono più autori). Già la lingua originale in cui è scritta l'opera mi sembra migliore come domanda. O l'anno di pubblicazione/uscita. Quando pensate ad una domanda pensate anche sempre al caso peggiore. Tipo, se l'opera fosse la Bibbia o L'Iliade o Cappuccetto Rosso, come si fa a parlare dell'autore? Se fosse Amleto ci sono anche le teorie secondo cui Shakespeare fosse una donna, per dire. Oppure potrebbe essere un libro di Luther Blisset che è un nome fittizio usato da diverse persone nel mondo. O Elena Ferrante sulla quale tuttora girano teorie sulla reale identità. Insomma per procedere sull'autore bisognerebbe prima fare delle domande per escludere i casi particolari, altrimenti non si potrebbe procedere ad esclusione. Ovvero, se chiedi "è uomo?" e la risposta è no, non possiamo dare per scontato che la risposta corretta sia "è donna", perché potrebbe essere un insieme di autori o un autore ignoto. Anche la provenienza dell'opera potrebbe essere una buona domanda, più che la nazionalità dell'autore. Basti pensare agli scrittori naturalizzati per cui è difficile identificare la nazionalità in maniera univoca. O l'anno di uscita. Una volta scelta la domanda si procede dividendo in due parti uguali. Se fosse l'anno di uscita, ad esempio, si potrebbe procedere con una data spartiacque e chiedere se è prima o dopo quella data e poi eventualmente procedere di conseguenza. Se ad esempio chiedessimo "l'opera è uscita prima del 1850?" e la risposta fosse no poi si potrebbe dividere il periodo 1850-2022 in due (quindi prima o dopo il 1935 e poi si continua), ovviamente non serve arrivare all'anno preciso ma già avere il decennio aiuterebbe. Sulla lingua possiamo anche dire "l'opera originale è in una delle seguenti lingue: italiano, inglese, francese?". Poi magari si chiede se è italiano o se è inglese, in caso di risposta affermativo. E cose così. Insomma, le strade sono molteplici, confrontiamoci e vediamo quello che riteniamo tutti più vantaggioso. Io purtroppo stasera sono impegnato, quindi seguirò a singhiozzo. Farei almeno metà delle domande entro la mezzanotte così al massimo si ragiona domani mattina entro le undici per le altre. Ma possiamo anche farle tutte stasera se preferite.
  16. Quindi le possibili strade sono: OPERA: tipologia (poesia, romanzo, parte di un'opera o opera intera, antologia, saga, poema, prosa, etc.), data di pubblicazione, ambientazione, etc. AUTORE: nazionalità, data di nascita, altre attività svolte, etc.
  17. Buongiorno. Bisogna decidere come procedere. Se indagando sull'autore, sull'opera, sul titolo stesso. Quindi ad esempio individuare il periodo in cui è stata scritta l'opera, la nazionalità dell'autore/autrice, oppure se il titolo è parte o opera completa. Ad esempio: settimo canto dell'Inferno (parte di un'opera più vasta), saga di Harry Potter (insieme di più libri), Amleto (unico testo di un autore). Io inizierei con la data, ma anche la nazionalità dell'autore potrebbe aiutare. Più che altro perché è più facile trovare in rete liste in base ad autori anziché in base alla data di pubblicazione. Anche se già capire se si tratta di letteratura classica (prima del 1900) o letteratura contemporanea, potrebbe essere d'aiuto. Proposte?
  18. Non capisco perché tu voglia saperlo, prima ci si iscrive, poi si vedrà. Esattamente.
  19. absolute

    E' tempo di freddure

    Ho ritrovato questa tra le immagini di repertorio.
  20. Finita la rilettura di questo libro. Non c'è molto da dire su Dostoevskij, sempre una certezza. Non lo ricordavo bene e devo dire che mi ha preso abbastanza. Solo Dostoevskij riesce a rendere così bene la natura travagliata della mente umana, specie quando tratta di miseria e meschinità. Ci ho visto molto di Raskolnikov e i suoi deliri, specie quando il protagonista si rapporta a Liza, così come ho notato una struttura che ricorda un po' Uno, Nessuno e Centomila, con un'introduzione filosofica e poi una storia raccontata per approfondire le tematiche precedenti. Forse stilisticamente non è tra le sue opere migliori, a tratti un po' confusionaria, ma rimane un piccolo gioiello e la brevità forse è il suo punto di forza. Un'opera fondamentale come introduzione ai personaggi di Dostoevskij, anche se forse per alcuni può risultare meno interessante.
  21. absolute

    Better call Saul

    Nessun commento sul finale? Io l'ho finita oggi. Devo dire impeccabile come sempre. C'è poco da aggiungere. Questi ultimi episodi forse un po' lenti, ma perfettamente in sintonia con il resto e giustamente diversi da Breaking Bad. Gran serie. Lo dico come di Breaking Bad seppur nessuna delle due rientri nei miei gusti, ma non si può non riconoscere i meriti di entrambe. Tra l'altro forse a me è piaciuta più questa di Breaking Bad.
  22. absolute

    La sfida finale.

    Beh, no, lo sanno tutti che l'incubo di Marco è il rogo. Anche perché è semplice realtà.
  23. absolute

    E' tempo di freddure

    Con te, no.
  24. absolute

    E' tempo di freddure

    Perché quella non è una freddura, è il modo giusto in cui devono svolgersi i fatti.

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