AMARIE TRUDEAU
Amuleti e bambole di pezza
Scesi verso la rassicurante monotonia delle cose. Al tavolo della colazione, Amma mi mise davanti il solito vecchio piatto di porcellana cinese, colmo di uova fritte, pancetta, toast imburrati e crema d'avena. Amma era la nostra governante, una specie di nonna, ma più furba e più dispotica della mia nonna vera.In pratica era stata Amma a crescermi ed era convinta che fosse quella di farmi allungare di almeno altri trenta centimetri, anche se arrivavo già ad un metro e ottantacinque.
- Non tenermi a stecchetto, Amma. E' il primo giorno di scuola. -
- A-C-C-L-I-M-A-T-A-R-S-I. - Amma aveva una parola di cruciverba per ogni cosa, meglio se lunga, e le piaceva usarla. Il modo in cui la tirava fuori una lettera dopo l'altra era come se ti stessa randellando sulla testa, ogni volta. - Tradotto: meglio che ti ci abitui. E non pensare di mettere piede fuori da quella porta prima di aver finito il latte.
- Sissignora. - Lo aveva detto come un rimprovero, ma lo riconobbi per quello che era veramente: l'affetto sincero di sempre.
- E quando l'avrei detto?
- Non lo sai che gli occhi sono le finestre dell'anima?
- Forse nella mia non ci voglio nessuna finestra.
Amma mi punì con un altro piatto di pancetta. Era alta a malapena un metro e mezzo ed era probabilmente ancora più vecchia del piatto cinese, ma a ogni compleanno sosteneva di compierne cinquantatrè.
Amma, però, in casa mia rappresentava l'autorità assoluta, ma aveva un modo tutto suo di vedere le cose. E se era di cattivo umore (mia mamma diceva che andava nelle Tenebre), era meglio starle fuori dai piedi. Proprio come era meglio lasciare i suoi amuleti sui davanzali e le sue bambole di pezza nei cassetti in cui le nascondeva.
Quando salii in macchina di Link, il mio migliore amico, Amma era in veranda, le braccia conserte e l'aria di disapprovazione.
LA SFERA PASSA A Estiquaatsi
Passeggiando per la cittadina di Gatlin , trovate il cadavere di
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