Dire "marinare la scuola" per un maggiorenne ha senso?
Dal punto di vista pratico e legale la situazione cambia drasticamente rispetto a quando si è minorenni.
Ecco i punti chiave:
Autonomia nelle giustificazioni: A 18 anni, lo studente è legalmente responsabile. Può firmare da solo le proprie giustificazioni per assenze, ritardi o uscite anticipate, senza bisogno della firma dei genitori.
Responsabilità: Non essendoci più la responsabilità genitoriale sull'obbligo scolastico (che termina a 16 anni), le conseguenze di un comportamento saltuario sono interamente a carico dello studente, che rischia di compromettere il proprio percorso formativo.
"Fare sega" consapevole: Se per un minorenne marinare la scuola è spesso un atto di ribellione, per un maggiorenne diventa una scelta consapevole che riflette la maturità (o mancanza di essa) nel gestire i propri doveri.
In sintesi, ha senso come espressione per dire "non vado a scuola", ma per un maggiorenne è un'azione che influisce direttamente sul proprio curriculum scolastico e sulla propria responsabilità personale.
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Sarebbe come dire "marinare il lavoro"... Comunque, ho "marinato" la scuola la prima volta in prima superiore. In seconda feci 80 assenze e mio padre mi fece trasferire nella scuola dove era vicepreside, prima non aveva voluto per non avere rotture di scatole. Entravamo insieme e io scappavo dalla finestra.
A 18 anni ho mollato l'anno e sono andato in Sudamerica. Non lo definirei esattamente "marinare".
Poi, al ritorno, non ho più saltato niente fino all'ultimo giorno del secondo dottorato.