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kado'

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Vincitore Contest di Disegno


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Vincitore del contest di disegno: Giugno 2020 - Le Carte Da Gioco 

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Vincitore Contest di Disegno


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Vincitore del contest di disegno: Giugno 2020 - Le Carte Da Gioco 

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Vincitore Contest di Disegno


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Vincitore del contest di disegno: Giugno 2020 - Le Carte Da Gioco 

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Vincitore Contest di Disegno


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Vincitore del contest di disegno: Maggio 2020 - Il sogno 

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Vincitore Contest di Disegno


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Vincitore del contest di disegno: Maggio 2020 - Il sogno 

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Vincitore Contest di Disegno


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Vincitore Contest di Disegno


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Vincitore del contest di disegno: Marzo 2020 - I Ruoli del Lupus

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I Ruoli Del Lupus 3.png


 

Vincitore Contest di Disegno


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Vincitore Contest di Disegno


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Vincitore Contest di Disegno


Awarded

Vincitore del contest di disegno: Dicembre 2019 - I segni Zodiacali

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Vincitore Contest di Disegno


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Vincitore Contest di Disegno


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Vincitore del contest di disegno: Dicembre 2019 - I segni Zodiacali

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Vincitore Contest Letterario


Awarded

Vincitore del Contest Letterario: The mirror of the black lupus

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L'inganno del tempo

Quanto dura veramente un minuto?
Si dice che le anime più irrequiete del secolo scorso amassero trovare confronto (e quindi tormentarsi) dietro a quesiti filosofici analoghi, varcando di tanto in tanto lo stretto confine tra l'assurdo della metafisica e una banale rissa nel bar più squallido del vicinato. Per anagrafica e temperamento, Marvin Godofski era quanto di più lontano potesse rientrare nel succitato girone di nevrotici alcolizzati: prima che la monotonia dell'isolamento cognitivo lo costringesse ad affrontare per la prima volta l'argomento, i microfilamenti di grafene nel suo cranio proteggevano la mente più pragmatica e concreta che quella stanza istigatrice e dannata potesse reclamare. 
"Come si può ingannare il tempo?".
I trentottomilaottocentosettantanove sessantasecondi trascorsi in uno stato di totale deprivazione sensoriale non gli furono di particolare aiuto nel formulare una risposta univoca a questa domanda. Scoprì che i labirinti della retorica erano in grado di ricondurlo a un piacevole stato di smarrimento. "Forse" - raccontò a sé stesso, quasi a volersi giustificare - "la mente più annoiata tende a cospirare e tramare contro sé stessa, anche a costo di tradire le sue più rigide convinzioni". Sul finire dell'ottavo giorno concluse che il tempo - nel mondo reale o su Syncroom - era nient'altro che un inganno, e che tentare di truffarlo sarebbe valso quanto rubare al principe dei ladri o piangere davanti a un neonato. Ripensò al secondo minuto più lungo della sua vita syncroomica: l'istante (si fa per dire) del suo primo bacio virtuale avvenne in una stanza pubblica renderizzata sulla base del Giardino Cinese di Singapore Est. La passione si estinse velocemente. Sedici mesi prima di venire intrappolato in una stanza da gioco come conseguenza dell'infrazione commessa da Tuberol, non immaginava che avrebbe rimpianto la sensazione di vuoto che seguì la loro rottura.

Sordocecità, ageusia, anosmia e ipoestesia. Privati di qualsivoglia impulso esterno, avevano scontato solo quattro dei ventisette giorni previsti dalla "pena detentiva", quando anche al tredicesimo dei quattordici iscritti non restò altra soluzione che agognare la pazzia. Ciò che quasi tutti ignoravano è che lo scopo originario dell'isolamento cognitivo era di condurre la vittima sull'orlo dell'alienazione mentale, ma senza mai concederle l'agognato tuffo finale nella demenza irreversibile, ovvero l'estremo antidoto contro la desolazione della solitudine gentilmente concesso da madre natura. 

"E se non fosse una cazzata? Mi sembra di aver letto di un'inchiesta su metodi di tortura simili. L'esercito cinese ormai può fare quel che vuole.. " - Burkae tentò di avvertirli ben ventisette giorni prima che finisse il supplizio. O sessanta secondi prima, a seconda della prospettiva. 
"Ah, e il tuo esercito pensi si farebbe tanti problemi invece? Ce l'hai coi cinesi per caso?" sbottò Salvia. 
"Sentite, il punto è che a me sembra piuttosto inequivocabile. Al punto tredici dice che se qualcuno rivela il proprio ruolo, finiamo tutti in isolamento per un minuto" - aggiunse indicando il pannello olografico che volteggiava sopra il gruppo. La stanza era avvolta nel buio. Si trattava di una versione vanilla: niente ambientazioni, texture o items. La stanza privata più economica tra quelle pensate per gli utenti più avanzati. Il loro carceriere era più minimalista di un intelligenza artificiale programmata a immagine Frank Stella. Le scritte bianche su sfondo tetro erano l'unica fonte luminosa della stanza, e non fosse per le voci sintetizzate, persino distinguere i presenti l'uno dall'altro sarebbe stato difficile. 
- "Ah ok. Allora diamo pure corda al pezzo di merda che ci ha bloccati in questo buco di culo." SleepyHellen era solita contestare qualsiasi cosa uscisse dalla curva vocale di Burkae. 
- "Sono serio. Voi non capite in che merda ci siamo cacciati. È una stanza privata!" - Rispose. 
- "E questo che significa?" Il tono perplesso di Salvia nascondeva a stento una nota di biasimo.
- Solo che il disagiato che l'ha creata può tranquillamente ignorare gli aggiornamenti di sicurezza imposti da Syncroom, e magari riprogrammarci sopra il suo sistema operativo personale. Come minimo quel poco che rimane del codice originale risale al '34" - continuò Marv. Nel codice sorgente della stanza aveva notato un noto easter-egg presente nelle prime versioni di Syncroom: "Sia maledetto chiunque utilizzi questa stanza in modo peccaminoso e che la sifilide affligga chiunque ne modifichi il contenuto". Marvin ne colse immediatamente l'ironia, ma non se ne curò oltre.
- Quindi è per questo che siamo bloccati? Ha disattivato i parametri del logout? - chiese Darthonyx.
- Penso li abbia sovrascritti, per la precisione. Ma sì... il succo del discorso è che ci tiene per le palle - confermò Marv.
- "Bell'idea subaffittare una stanza privata dal DeepSync. Complimenti a Dazoon". Darth aveva il vizio di individuare dei capri espiatori nei momenti di tensione. L'idea era di stemperare gli animi, ma çavasansdire, otteneva l'opposto di quanto sperato.
- "Non ho potuto subaffittare nulla dato che 'qualcuno' si è rifiutato di versare la sua quota per tenere attiva la vecchia room. Ho trovato il link e l'ho condiviso. A che stavi pensando dieci minuti fa mentre te lo spiegavo per la seconda volta?". Anche la pazienza di Dazoon aveva un limite.
- "A Sachsenspiegel. Sai che fine ha fatto? È stato lui a girarmi il link ma non lo vedo qui dentro. Magari 'sto scherzo è opera sua".
- "Dubito. Quello sa a malapena connettersi in modalità bridge."
- "Sentite, giochiamo la partita e basta. Eravamo qui per questo, no? Vedo un invisibile connesso, probabilmente è l'amministratore della stanza. Se stiamo al gioco e finiamo la partita penso che riabiliterà i logout". Dopo negazione e rabbia, SeaData sembrava essere appena entrato nella fase della trattativa. 
- "Per quanto ne so potresti essere proprio tu l'admin della stanza. Gli amministratori perdono i poteri se entrano in modalità invisibile. Non sarò un'esperta ma so che questo vale anche per le stanze di dieci anni fa. Io non la gioco manco per il cazzo" - obbiettò Domo. La diplomazia non era il suo forte.
- "Se Marvin dice il vero, lo stronzone ha il pieno controllo dei nostri sistemi di percezione. È praticamente una divinità qui dentro. Assecondiamolo e basta" - ritentò Burkae.
- "Io invece concordo con Domo. Se ci dichiariamo tutti la partita non può proseguire. Mal che vada staremo in isolamento per un minuto". Tuberol sembrava avere sempre la soluzione ad ogni problema. Convinzione piuttosto comune tra le fonti primarie di guai.
- Vai prima tu allora..."

 

Ventisette giorni e ventitré secondi dopo, Marv fu il primo a interrompere il silenzio successivo al minuto di isolamento cognitivo. Come tutti gli altri condannati, allo scadere dei primi sessanta secondi di deprivazione sensoriale, anche lui fu colto dal dubbio che il carceriere avesse mentito sulla durata della pena d'infrazione.
Dopo essersi lasciato pervadere dal panico per qualche decina di minuti, venne colto improvvisamente da un sospetto ancora più sinistro. "E se il carceriere fosse in grado di alterare la nostra percezione del tempo?"- pensò. 

"Non è l'utente invisibile. Su una cosa aveva ragione Domo: l'admin è tra di noi". Intrappolato nella sua stessa mente, Marvin aveva atteso oltre tre settimane prima di poter condividere con gli altri questa conclusione. Sapeva già come riassumere i passaggi della sua deduzione e aiutarli a capire: se oltre ai cinque sensi il carceriere è in grado di manipolare anche la percezione dello spazio-tempo, allora l'amministratore deve necessariamente trovarsi all'interno della stanza. Sono parametri configurabili solo dall'interno, e solo da un admin attivo. Certo, senza qualche nozione avanzata di architettura virtuale gli altri prigionieri avrebbero avuto difficoltà nel seguire il suo ragionamento. Lo aveva previsto. Ciò che però Marv non seppe anticipare durante il minuto più lungo della sua vita, erano le reazioni di orrore e disgusto nei volti increduli degli altri detenuti. Per molti di loro quel minuto di isolamento rappresentava un incubo difficilmente sormontabile. La flebile luce dei pannelli olografici e il respiro delle altre persone non erano più tasselli virtuali ricostruiti da meri ricordi, ma bensì, di nuovo, dopo tanto tempo, delle esperienze vivide, paragonabili al primo boccone d'aria inalato da un neonato. Con quale sangue freddo osava tornare a giocare al detective come se nulla fosse? 
Marv dovette aspettare almeno trenta secondi prima di notare il nuovo ruolo che il sistema gli aveva assegnato. Sessanta prima di ottenere finalmente conferma verbale delle facoltà cognitive sopravvissute negli altri prigionieri. 
Ma quanto dura davvero un minuto?

 

Vincitore Contest Letterario


Awarded

Vincitore del Contest Letterario: The mirror of the black lupus

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L'inganno del tempo

Quanto dura veramente un minuto?
Si dice che le anime più irrequiete del secolo scorso amassero trovare confronto (e quindi tormentarsi) dietro a quesiti filosofici analoghi, varcando di tanto in tanto lo stretto confine tra l'assurdo della metafisica e una banale rissa nel bar più squallido del vicinato. Per anagrafica e temperamento, Marvin Godofski era quanto di più lontano potesse rientrare nel succitato girone di nevrotici alcolizzati: prima che la monotonia dell'isolamento cognitivo lo costringesse ad affrontare per la prima volta l'argomento, i microfilamenti di grafene nel suo cranio proteggevano la mente più pragmatica e concreta che quella stanza istigatrice e dannata potesse reclamare. 
"Come si può ingannare il tempo?".
I trentottomilaottocentosettantanove sessantasecondi trascorsi in uno stato di totale deprivazione sensoriale non gli furono di particolare aiuto nel formulare una risposta univoca a questa domanda. Scoprì che i labirinti della retorica erano in grado di ricondurlo a un piacevole stato di smarrimento. "Forse" - raccontò a sé stesso, quasi a volersi giustificare - "la mente più annoiata tende a cospirare e tramare contro sé stessa, anche a costo di tradire le sue più rigide convinzioni". Sul finire dell'ottavo giorno concluse che il tempo - nel mondo reale o su Syncroom - era nient'altro che un inganno, e che tentare di truffarlo sarebbe valso quanto rubare al principe dei ladri o piangere davanti a un neonato. Ripensò al secondo minuto più lungo della sua vita syncroomica: l'istante (si fa per dire) del suo primo bacio virtuale avvenne in una stanza pubblica renderizzata sulla base del Giardino Cinese di Singapore Est. La passione si estinse velocemente. Sedici mesi prima di venire intrappolato in una stanza da gioco come conseguenza dell'infrazione commessa da Tuberol, non immaginava che avrebbe rimpianto la sensazione di vuoto che seguì la loro rottura.

Sordocecità, ageusia, anosmia e ipoestesia. Privati di qualsivoglia impulso esterno, avevano scontato solo quattro dei ventisette giorni previsti dalla "pena detentiva", quando anche al tredicesimo dei quattordici iscritti non restò altra soluzione che agognare la pazzia. Ciò che quasi tutti ignoravano è che lo scopo originario dell'isolamento cognitivo era di condurre la vittima sull'orlo dell'alienazione mentale, ma senza mai concederle l'agognato tuffo finale nella demenza irreversibile, ovvero l'estremo antidoto contro la desolazione della solitudine gentilmente concesso da madre natura. 

"E se non fosse una cazzata? Mi sembra di aver letto di un'inchiesta su metodi di tortura simili. L'esercito cinese ormai può fare quel che vuole.. " - Burkae tentò di avvertirli ben ventisette giorni prima che finisse il supplizio. O sessanta secondi prima, a seconda della prospettiva. 
"Ah, e il tuo esercito pensi si farebbe tanti problemi invece? Ce l'hai coi cinesi per caso?" sbottò Salvia. 
"Sentite, il punto è che a me sembra piuttosto inequivocabile. Al punto tredici dice che se qualcuno rivela il proprio ruolo, finiamo tutti in isolamento per un minuto" - aggiunse indicando il pannello olografico che volteggiava sopra il gruppo. La stanza era avvolta nel buio. Si trattava di una versione vanilla: niente ambientazioni, texture o items. La stanza privata più economica tra quelle pensate per gli utenti più avanzati. Il loro carceriere era più minimalista di un intelligenza artificiale programmata a immagine Frank Stella. Le scritte bianche su sfondo tetro erano l'unica fonte luminosa della stanza, e non fosse per le voci sintetizzate, persino distinguere i presenti l'uno dall'altro sarebbe stato difficile. 
- "Ah ok. Allora diamo pure corda al pezzo di merda che ci ha bloccati in questo buco di culo." SleepyHellen era solita contestare qualsiasi cosa uscisse dalla curva vocale di Burkae. 
- "Sono serio. Voi non capite in che merda ci siamo cacciati. È una stanza privata!" - Rispose. 
- "E questo che significa?" Il tono perplesso di Salvia nascondeva a stento una nota di biasimo.
- Solo che il disagiato che l'ha creata può tranquillamente ignorare gli aggiornamenti di sicurezza imposti da Syncroom, e magari riprogrammarci sopra il suo sistema operativo personale. Come minimo quel poco che rimane del codice originale risale al '34" - continuò Marv. Nel codice sorgente della stanza aveva notato un noto easter-egg presente nelle prime versioni di Syncroom: "Sia maledetto chiunque utilizzi questa stanza in modo peccaminoso e che la sifilide affligga chiunque ne modifichi il contenuto". Marvin ne colse immediatamente l'ironia, ma non se ne curò oltre.
- Quindi è per questo che siamo bloccati? Ha disattivato i parametri del logout? - chiese Darthonyx.
- Penso li abbia sovrascritti, per la precisione. Ma sì... il succo del discorso è che ci tiene per le palle - confermò Marv.
- "Bell'idea subaffittare una stanza privata dal DeepSync. Complimenti a Dazoon". Darth aveva il vizio di individuare dei capri espiatori nei momenti di tensione. L'idea era di stemperare gli animi, ma çavasansdire, otteneva l'opposto di quanto sperato.
- "Non ho potuto subaffittare nulla dato che 'qualcuno' si è rifiutato di versare la sua quota per tenere attiva la vecchia room. Ho trovato il link e l'ho condiviso. A che stavi pensando dieci minuti fa mentre te lo spiegavo per la seconda volta?". Anche la pazienza di Dazoon aveva un limite.
- "A Sachsenspiegel. Sai che fine ha fatto? È stato lui a girarmi il link ma non lo vedo qui dentro. Magari 'sto scherzo è opera sua".
- "Dubito. Quello sa a malapena connettersi in modalità bridge."
- "Sentite, giochiamo la partita e basta. Eravamo qui per questo, no? Vedo un invisibile connesso, probabilmente è l'amministratore della stanza. Se stiamo al gioco e finiamo la partita penso che riabiliterà i logout". Dopo negazione e rabbia, SeaData sembrava essere appena entrato nella fase della trattativa. 
- "Per quanto ne so potresti essere proprio tu l'admin della stanza. Gli amministratori perdono i poteri se entrano in modalità invisibile. Non sarò un'esperta ma so che questo vale anche per le stanze di dieci anni fa. Io non la gioco manco per il cazzo" - obbiettò Domo. La diplomazia non era il suo forte.
- "Se Marvin dice il vero, lo stronzone ha il pieno controllo dei nostri sistemi di percezione. È praticamente una divinità qui dentro. Assecondiamolo e basta" - ritentò Burkae.
- "Io invece concordo con Domo. Se ci dichiariamo tutti la partita non può proseguire. Mal che vada staremo in isolamento per un minuto". Tuberol sembrava avere sempre la soluzione ad ogni problema. Convinzione piuttosto comune tra le fonti primarie di guai.
- Vai prima tu allora..."

 

Ventisette giorni e ventitré secondi dopo, Marv fu il primo a interrompere il silenzio successivo al minuto di isolamento cognitivo. Come tutti gli altri condannati, allo scadere dei primi sessanta secondi di deprivazione sensoriale, anche lui fu colto dal dubbio che il carceriere avesse mentito sulla durata della pena d'infrazione.
Dopo essersi lasciato pervadere dal panico per qualche decina di minuti, venne colto improvvisamente da un sospetto ancora più sinistro. "E se il carceriere fosse in grado di alterare la nostra percezione del tempo?"- pensò. 

"Non è l'utente invisibile. Su una cosa aveva ragione Domo: l'admin è tra di noi". Intrappolato nella sua stessa mente, Marvin aveva atteso oltre tre settimane prima di poter condividere con gli altri questa conclusione. Sapeva già come riassumere i passaggi della sua deduzione e aiutarli a capire: se oltre ai cinque sensi il carceriere è in grado di manipolare anche la percezione dello spazio-tempo, allora l'amministratore deve necessariamente trovarsi all'interno della stanza. Sono parametri configurabili solo dall'interno, e solo da un admin attivo. Certo, senza qualche nozione avanzata di architettura virtuale gli altri prigionieri avrebbero avuto difficoltà nel seguire il suo ragionamento. Lo aveva previsto. Ciò che però Marv non seppe anticipare durante il minuto più lungo della sua vita, erano le reazioni di orrore e disgusto nei volti increduli degli altri detenuti. Per molti di loro quel minuto di isolamento rappresentava un incubo difficilmente sormontabile. La flebile luce dei pannelli olografici e il respiro delle altre persone non erano più tasselli virtuali ricostruiti da meri ricordi, ma bensì, di nuovo, dopo tanto tempo, delle esperienze vivide, paragonabili al primo boccone d'aria inalato da un neonato. Con quale sangue freddo osava tornare a giocare al detective come se nulla fosse? 
Marv dovette aspettare almeno trenta secondi prima di notare il nuovo ruolo che il sistema gli aveva assegnato. Sessanta prima di ottenere finalmente conferma verbale delle facoltà cognitive sopravvissute negli altri prigionieri. 
Ma quanto dura davvero un minuto?

 

Vincitore Contest Letterario


Awarded

Vincitore del Contest Letterario: The mirror of the black lupus

Spoiler

L'inganno del tempo

Quanto dura veramente un minuto?
Si dice che le anime più irrequiete del secolo scorso amassero trovare confronto (e quindi tormentarsi) dietro a quesiti filosofici analoghi, varcando di tanto in tanto lo stretto confine tra l'assurdo della metafisica e una banale rissa nel bar più squallido del vicinato. Per anagrafica e temperamento, Marvin Godofski era quanto di più lontano potesse rientrare nel succitato girone di nevrotici alcolizzati: prima che la monotonia dell'isolamento cognitivo lo costringesse ad affrontare per la prima volta l'argomento, i microfilamenti di grafene nel suo cranio proteggevano la mente più pragmatica e concreta che quella stanza istigatrice e dannata potesse reclamare. 
"Come si può ingannare il tempo?".
I trentottomilaottocentosettantanove sessantasecondi trascorsi in uno stato di totale deprivazione sensoriale non gli furono di particolare aiuto nel formulare una risposta univoca a questa domanda. Scoprì che i labirinti della retorica erano in grado di ricondurlo a un piacevole stato di smarrimento. "Forse" - raccontò a sé stesso, quasi a volersi giustificare - "la mente più annoiata tende a cospirare e tramare contro sé stessa, anche a costo di tradire le sue più rigide convinzioni". Sul finire dell'ottavo giorno concluse che il tempo - nel mondo reale o su Syncroom - era nient'altro che un inganno, e che tentare di truffarlo sarebbe valso quanto rubare al principe dei ladri o piangere davanti a un neonato. Ripensò al secondo minuto più lungo della sua vita syncroomica: l'istante (si fa per dire) del suo primo bacio virtuale avvenne in una stanza pubblica renderizzata sulla base del Giardino Cinese di Singapore Est. La passione si estinse velocemente. Sedici mesi prima di venire intrappolato in una stanza da gioco come conseguenza dell'infrazione commessa da Tuberol, non immaginava che avrebbe rimpianto la sensazione di vuoto che seguì la loro rottura.

Sordocecità, ageusia, anosmia e ipoestesia. Privati di qualsivoglia impulso esterno, avevano scontato solo quattro dei ventisette giorni previsti dalla "pena detentiva", quando anche al tredicesimo dei quattordici iscritti non restò altra soluzione che agognare la pazzia. Ciò che quasi tutti ignoravano è che lo scopo originario dell'isolamento cognitivo era di condurre la vittima sull'orlo dell'alienazione mentale, ma senza mai concederle l'agognato tuffo finale nella demenza irreversibile, ovvero l'estremo antidoto contro la desolazione della solitudine gentilmente concesso da madre natura. 

"E se non fosse una cazzata? Mi sembra di aver letto di un'inchiesta su metodi di tortura simili. L'esercito cinese ormai può fare quel che vuole.. " - Burkae tentò di avvertirli ben ventisette giorni prima che finisse il supplizio. O sessanta secondi prima, a seconda della prospettiva. 
"Ah, e il tuo esercito pensi si farebbe tanti problemi invece? Ce l'hai coi cinesi per caso?" sbottò Salvia. 
"Sentite, il punto è che a me sembra piuttosto inequivocabile. Al punto tredici dice che se qualcuno rivela il proprio ruolo, finiamo tutti in isolamento per un minuto" - aggiunse indicando il pannello olografico che volteggiava sopra il gruppo. La stanza era avvolta nel buio. Si trattava di una versione vanilla: niente ambientazioni, texture o items. La stanza privata più economica tra quelle pensate per gli utenti più avanzati. Il loro carceriere era più minimalista di un intelligenza artificiale programmata a immagine Frank Stella. Le scritte bianche su sfondo tetro erano l'unica fonte luminosa della stanza, e non fosse per le voci sintetizzate, persino distinguere i presenti l'uno dall'altro sarebbe stato difficile. 
- "Ah ok. Allora diamo pure corda al pezzo di merda che ci ha bloccati in questo buco di culo." SleepyHellen era solita contestare qualsiasi cosa uscisse dalla curva vocale di Burkae. 
- "Sono serio. Voi non capite in che merda ci siamo cacciati. È una stanza privata!" - Rispose. 
- "E questo che significa?" Il tono perplesso di Salvia nascondeva a stento una nota di biasimo.
- Solo che il disagiato che l'ha creata può tranquillamente ignorare gli aggiornamenti di sicurezza imposti da Syncroom, e magari riprogrammarci sopra il suo sistema operativo personale. Come minimo quel poco che rimane del codice originale risale al '34" - continuò Marv. Nel codice sorgente della stanza aveva notato un noto easter-egg presente nelle prime versioni di Syncroom: "Sia maledetto chiunque utilizzi questa stanza in modo peccaminoso e che la sifilide affligga chiunque ne modifichi il contenuto". Marvin ne colse immediatamente l'ironia, ma non se ne curò oltre.
- Quindi è per questo che siamo bloccati? Ha disattivato i parametri del logout? - chiese Darthonyx.
- Penso li abbia sovrascritti, per la precisione. Ma sì... il succo del discorso è che ci tiene per le palle - confermò Marv.
- "Bell'idea subaffittare una stanza privata dal DeepSync. Complimenti a Dazoon". Darth aveva il vizio di individuare dei capri espiatori nei momenti di tensione. L'idea era di stemperare gli animi, ma çavasansdire, otteneva l'opposto di quanto sperato.
- "Non ho potuto subaffittare nulla dato che 'qualcuno' si è rifiutato di versare la sua quota per tenere attiva la vecchia room. Ho trovato il link e l'ho condiviso. A che stavi pensando dieci minuti fa mentre te lo spiegavo per la seconda volta?". Anche la pazienza di Dazoon aveva un limite.
- "A Sachsenspiegel. Sai che fine ha fatto? È stato lui a girarmi il link ma non lo vedo qui dentro. Magari 'sto scherzo è opera sua".
- "Dubito. Quello sa a malapena connettersi in modalità bridge."
- "Sentite, giochiamo la partita e basta. Eravamo qui per questo, no? Vedo un invisibile connesso, probabilmente è l'amministratore della stanza. Se stiamo al gioco e finiamo la partita penso che riabiliterà i logout". Dopo negazione e rabbia, SeaData sembrava essere appena entrato nella fase della trattativa. 
- "Per quanto ne so potresti essere proprio tu l'admin della stanza. Gli amministratori perdono i poteri se entrano in modalità invisibile. Non sarò un'esperta ma so che questo vale anche per le stanze di dieci anni fa. Io non la gioco manco per il cazzo" - obbiettò Domo. La diplomazia non era il suo forte.
- "Se Marvin dice il vero, lo stronzone ha il pieno controllo dei nostri sistemi di percezione. È praticamente una divinità qui dentro. Assecondiamolo e basta" - ritentò Burkae.
- "Io invece concordo con Domo. Se ci dichiariamo tutti la partita non può proseguire. Mal che vada staremo in isolamento per un minuto". Tuberol sembrava avere sempre la soluzione ad ogni problema. Convinzione piuttosto comune tra le fonti primarie di guai.
- Vai prima tu allora..."

 

Ventisette giorni e ventitré secondi dopo, Marv fu il primo a interrompere il silenzio successivo al minuto di isolamento cognitivo. Come tutti gli altri condannati, allo scadere dei primi sessanta secondi di deprivazione sensoriale, anche lui fu colto dal dubbio che il carceriere avesse mentito sulla durata della pena d'infrazione.
Dopo essersi lasciato pervadere dal panico per qualche decina di minuti, venne colto improvvisamente da un sospetto ancora più sinistro. "E se il carceriere fosse in grado di alterare la nostra percezione del tempo?"- pensò. 

"Non è l'utente invisibile. Su una cosa aveva ragione Domo: l'admin è tra di noi". Intrappolato nella sua stessa mente, Marvin aveva atteso oltre tre settimane prima di poter condividere con gli altri questa conclusione. Sapeva già come riassumere i passaggi della sua deduzione e aiutarli a capire: se oltre ai cinque sensi il carceriere è in grado di manipolare anche la percezione dello spazio-tempo, allora l'amministratore deve necessariamente trovarsi all'interno della stanza. Sono parametri configurabili solo dall'interno, e solo da un admin attivo. Certo, senza qualche nozione avanzata di architettura virtuale gli altri prigionieri avrebbero avuto difficoltà nel seguire il suo ragionamento. Lo aveva previsto. Ciò che però Marv non seppe anticipare durante il minuto più lungo della sua vita, erano le reazioni di orrore e disgusto nei volti increduli degli altri detenuti. Per molti di loro quel minuto di isolamento rappresentava un incubo difficilmente sormontabile. La flebile luce dei pannelli olografici e il respiro delle altre persone non erano più tasselli virtuali ricostruiti da meri ricordi, ma bensì, di nuovo, dopo tanto tempo, delle esperienze vivide, paragonabili al primo boccone d'aria inalato da un neonato. Con quale sangue freddo osava tornare a giocare al detective come se nulla fosse? 
Marv dovette aspettare almeno trenta secondi prima di notare il nuovo ruolo che il sistema gli aveva assegnato. Sessanta prima di ottenere finalmente conferma verbale delle facoltà cognitive sopravvissute negli altri prigionieri. 
Ma quanto dura davvero un minuto?

 


Vincitore Contest Letterario


Awarded

Vincitore del contest Letterario: Spring Time

Spoiler

Perisce con te

l'ultimo fra i gioielli

di neve, solcante il viso

mio, ora e per sempre

mutato in lacrima.

 

Vincitore Contest Letterario


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Perisce con te

l'ultimo fra i gioielli

di neve, solcante il viso

mio, ora e per sempre

mutato in lacrima.

 

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Miglior Eroe - 2019


Awarded

1° - @kado' - Arciere (La Rusticana)

Miglior Eroe - 2019


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1° - @kado' - Arciere (La Rusticana)

Miglior Eroe - 2019


Awarded

1° - @kado' - Arciere (La Rusticana)


Miglior Lupo - 2018


Awarded

Secondo classificato per la partita Il Teatro del Lupus

Miglior Lupo - 2018


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Secondo classificato per la partita Il Teatro del Lupus

Miglior Lupo - 2018


Awarded

Secondo classificato per la partita Il Teatro del Lupus


Miglior Solitario - 2017


Awarded

Premio conferito ai migliori solitari del 2017!

 

1° classificato: kado' (Lupus Di Mare)

Miglior Solitario - 2017


Awarded

Premio conferito ai migliori solitari del 2017!

 

1° classificato: kado' (Lupus Di Mare)

Miglior Solitario - 2017


Awarded

Premio conferito ai migliori solitari del 2017!

 

1° classificato: kado' (Lupus Di Mare)


Il Più Morso - 2017


Awarded

Premio conferito ai giocatori più temuti dai lupi del 2017!

I più morsi!
 

2° classificato con 6 morsi! (parimerito)

Il Più Morso - 2017


Awarded

Premio conferito ai giocatori più temuti dai lupi del 2017!

I più morsi!
 

2° classificato con 6 morsi! (parimerito)

Il Più Morso - 2017


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Premio conferito ai giocatori più temuti dai lupi del 2017!

I più morsi!
 

2° classificato con 6 morsi! (parimerito)

Chi siamo

Lupus in Forum è un sito web incentrato su Werewolf (Lupi e contadini), la più celebre variante del gioco di società Mafia.

La Community offre a tutti i membri la possibilità di partecipare alla versione online del gioco, gratuitamente e nelle tante varianti proposte dai nostri giocatori più affezionati. Puoi consultare la nostra Guida al Lupus per maggiori dettagli.

 

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